Terzo Tempo

Il Terzo Tempo del rugby è un rito, un momento di festa che riunisce squadre e tifosi dopo ogni partita. Il Terzo Tempo di MOMEC è un incontro con le persone che vivono in noi. Dopo il primo tempo del vivere e il secondo del dimenticare, arriva il terzo tempo del ricordare.

L’installazione si sviluppa come esperienza dedicata a un singolo partecipante a replica. All’entrata, la persona riceve una busta chiusa insieme a poche indicazioni, poi entra in un ambiente intimo, ricco di piante e oggetti donati durante Soggetti Comuni. Qui è libero di agire, niente attori, solo voci e musiche registrate.

Nella busta consegnata all’entrata, un foglio bianco fatto con una carta impastata di semi vari. Su questo, il partecipante può scrivere una lettere indirizzata a una persona della propria memoria. Qui avviene l’incontro, qui nascono i ricordi, qui il partecipante è libero di prendersi il proprio tempo per coltivare un frammento della propria storia.

Al termine del proprio scrivere, il partecipante lascia la lettera piantabile dentro un piccolo vaso con della terra. Il ricordo è seminato, è nato un nuovo incontro con una persona cara, viva o morta, vicina o lontana. Il partecipante esce dall’installazione dopo un’esperienza della durata di circa 20 minuti.

Gardem, il Giardino della Memoria Comune.

Nell’ambito del progetto di rigenerazione urbana “Semina-Terreni Creativi”, nel 2021 Terzo Tempo ha conosciuto un’evoluzione grazie alla realizzazione del primo Gardem-Giardino della Memoria Comune a Mestre (Venezia). Qui, in un’area pubblica concessa dal Comune di Venezia, sono state seminate le lettere e i ricordi raccolti durante Terzo Tempo. Oltre a tante piante, sono fiorite anche le voci con cui gli attori di MOMEC hanno interpretato le parole scritte dai partecipanti. I ricordi sono disponibili per l’ascolto sul sito gardem.it.

“Terzo Tempo dischiude una temporalità di mezzo tra la vita e la morte: uno in cui la squadra dei vivi e quella dei morti si possono ritrovare/riconciliare, dopo gli eventi burrascosi del distacco e del lutto. Se ciò è vero, allora il teatro fa rievocare nei viventi il corpo e l’anima dei defunti, con la stessa intensità delfilosofo platonico e dialettico che rammenta le forme eidetiche eterne che sfuggono alla realtà sensibile”

Enrico Piergiacomi, Gagarin-magazine.it